La distanza che ci divide

29/07/2008
Ricordatevi, i bambini che costruiscono castelli di sabbia sul bagnasciuga non giocano da soli, ma con il mare.
15/05/2008
Succede d’innamorarsi di colpo sperando che sia così per sempre.
14/04/2008
Avrei voluto dirle che non esistono pittori, ma esistono persone che dipingono, come non esistono scrittori ma ci sono persone che scrivono.
20/03/2008
Ho giocato da sempre con la vita e la morte e ho sempre barato.
20/03/2008
«La poesia non si scrive, si sente, si vive. È un momento. Un istante, una sensazione».

Gli Orizzonti

Torino
Lucca

Dove si trova

Libreria
Internet

Recensioni

Clicca qui. per lasciare una tua recensione

 

Data: 16/06/2008

 

Recensione del romanzo di Emanuele Serra QUANDO SI ALZA IL VENTO

Pirandello ha detto che la vita o la si scrive o la si vive. Leggendo il romanzo di Emanuele Serra sembra al contrario che la vita la si possa meglio vivere, proprio scrivendola e assaporandola dall’interno, inventandola di nuovo, attraverso nuovi punti di vista, nuove esistenze, nuove differenze e identità. Nella scrittura avvolgente e introspettiva ma nello stesso tempo fluida e stimolante di Emanuele Serra, si viene proiettati in un altro mondo, fino a sentirlo nostro e personale, fino a provare in prima persona le emozioni e i pensieri di Isabella, la protagonista del romanzo. La sua gioia (l’arrivo di una gravidanza) e il suo dramma (una grave malattia) non si presentano con l’impatto di un evento tragico o improvviso ma emergono dal filo dei pensieri e dei ricordi della sua vita, con il movimento sinuoso di un passo di danza che accompagna e guida. Il ritmo leggero e intenso del libro rappresenta a tutto tondo il caleidoscopio di sensazioni e riflessioni della protagonista andando a tratteggiare la sua figura in profondità. Risulta difficile non farsi catturare dalla voce narrante e sentire in sé, almeno per un attimo, lo stesso dolore e la stessa gioia di vivere di Isabella. Ma leggere QUANDO SI ALZA IL VENTO non significa solo farsi rapire da una storia coinvolgente e toccante ma, ben più profondamente, significa entrare in un labirinto di sentimenti, sogni, speranze e paure; un labirinto intimo e profondo che è la nostra anima. E così, come nel labirinto mitologico si nascondeva un Minotauro, anche qui troviamo un mostro: la malattia incurabile, che è dentro, nel cuore del labirinto, nel cervello di Isabella, dentro di lei, come la nuova vita che sta per nascere. Vita e morte, inizio e fine che si toccano, si abbracciano. Il mistero dell’esistenza che si svela per un attimo, per poi scomparire nuovamente. Secondo diversi studi archeologici, il labirinto di Creta, a cui la mitologia si riferisce, aveva in origine la forma del cerchio, in quanto derivava dal girare in tondo dei danzatori che celebravano gli dei in un unione mistica ed estatica. Anche noi nel romanzo di Emanuele Serra veniamo guidati a danzare e girare intorno a Isabella e, senza accorgecene, ci perdiamo nel suo labirinto, nel nostro labirinto, nel labirinto dell’esistenza cosmica. Il destino di chi entrava nel labirinto era di essere mangiato dal Minotauro. Il destino di Isabella è quello di essere divorata dal suo male e insieme dal suo bambino, che nel tentativo di nascere le succhia ogni possibilità di vita. In realtà nell’antichità non si sapeva esattamente cosa avvenisse all’interno del labirinto, tra il Minotauro e le sue presunte vittime, e, forse, non è detto che chi vi entrasse incontrasse davvero la propria fine. O che la propria fine non si tramutasse in un nuovo inizio. Proprio come i danzatori mistici che perdendosi nel cerchio della propria danza, perdevano se stessi e si ricongiungevano con l’Uno. Come recita un apologo della tradizione orientale: Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla. Andrea Serra

Andrea Serra

Data: 26/03/2008

Francesco è il figlio di una nota attrice, fin da bambino ha dovuto accettare l’assenza della madre e ha maturato un carattere indipendente. Chiara è una ragazza come tante altre della sua età, vive una vita apparentemente normale, nonostante una situazione familiare difficile. I due si incontrano per la prima volta da adolescenti sulla spiaggia di Bibione e tra loro nasce uno stretto legame che li accompagnerà per tutta la giovinezza, a dispetto della distanza che li separa, lui vive a Torino e lei a Lucca. La loro amicizia sarà per entrambi l’unico punto fermo a cui aggrapparsi nei momenti difficili, tra i banchi di scuola, nella difficile ricerca dell’amore e li accompagnerà nel cammino incerto che conduce all’età adulta. Il narratore ci racconta la storia di due ragazzi normali eppure eccezionali, che amano, lottano, cadono e si rialzano, che imparano giorno per giorno il mestiere di vivere, proprio come in un romanzo che sa essere poetico e ironico, malinconico e arrabbiato, e in cui ogni personaggio si presenta senza riserve senza mai perdere la certezza di avere davanti a sé tutta una vita da scoprire.

Il Filo