"«Quando una scuola è occupata non ci sono porte chiuse.»
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Ognuno ha vissuto il principio del proprio impegno sociale negli anni del liceo, magari in modalità e situazioni differenti, chi con più indifferenza, chi con qualunquismo, chi in maniera attiva e partecipe. Detto questo, il nucleo del primo impatto con la politica l’abbiamo vissuto nelle contestazioni studentesche e il simbolo cardine è l’occupazione della scuola.
Ecco perché diversi capitoli sono dedicati proprio ad una occupazione nel liceo “Volta” di Chiara.
Nel particolare si tratta di una protesta “localizzata”, apolitica, direzionata verso uno stabilimento nel quale viene effettata la vivisezione sugli animali. Volevo dare uno sfondo e un impegno etico elevato alla protesta, mettendo in luce tutti gli aspetti delle occupazioni studentesche.
Dal rapporto sociale che si sviluppa all’interno dell’istituto tra gli alunni stessi e con i docenti.
La crescita, l’assunzione di responsabilità e l’organizzazione autonoma, la libertà di pensiero ... tutti elementi che i giovani sperimentano per la prima volta nel proprio percorso adolescenziale.
Anche qui, ci sono le distanze. Quelle tra la politica vera, reale e quella dei giovani.
Da una parte lo schifo, la strategia ferma e cinica, dall’altra l’entusiasmo e l’incoscienza giovanile ma soprattutto quell’entusiasmo di portare un cambiamento, un miglioramento. Tutti segnali di una distanza più forte, quasi a sottolineare che il ragazzo crescendo inizi a vedere i confini del mondo constatando quanto sia troppo stretto.
Poi c’è il g8 di Genova, al quale ho dedicato gran parte della terza sezione del libro.
Prendendo un avvenimento vero e cercando di essere il più parziale possibile(mordendomi le labbra parecchie volte…) ho voluto inserire una storia inventata all’interno di questo fatto che di certo ha segnato pagine di storia importanti del nostro secolo.
Quindi ecco Chiara e Francesco che corrono tra le strade di Genova, calpestando marciapiedi divelti, sfuggire alle cariche e soffrire il bruciore dei lacrimogeni.
La storia “privata” è inserita con lo scopo di lanciare l’ultima parte del libro, mentre è il G8 di Genova a schiarire la distanza di questa zona di libro, quella dell’indifferenza sociale, dell’apatia e del disinteresse politico. Del g8 di Genova conserviamo l’immagine di un mosaico di montaggi televisivi che mostrano una città devastata, e folle di manifestanti massacrati dalla forze dell’ordine.
Ci siamo scordati le motivazioni di Genova, di quella folla che era scesa in strada a protestare proveniente da tutto il mondo.
In qualche modo siamo riusciti ancora una volta a dimenticare e ad ignorare la metà oscura del capitalismo scellerato senza regole. Lo stesso che alimenta guerre e povertà, che affama e stermina terre e culture, lo stesso che calpesta i principali diritti umani. In confronto la devastazione di Genova è una burla…
Per questo motivo, ho voluto chiudere i capitoli di Genova citando un pezzo della “canzone del Maggio” di De Andrè. Per sottolineare che in qualche modo “siamo tutti coinvolti”.
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