"Il ritratto era venuto più che bene, nemmeno io mi aspettavo
di farlo così bello.
Tra me pensavo che avrei potuto fare sul serio il pittore.
Anche Chiara doveva averlo pensato, perché appena l’aveva
visto mi aveva detto:
«Ma allora sei sul serio un pittore tu! È bellissimo».
E per una volta le avevo risposto con la stessa frase che
avevo pensato.
Le avevo detto di tenere il disegno, mi ero alzato, avevo raccolto
tutti i miei strumenti di lavoro e l’avevo salutata. Quello
era il mio biglietto d’addio.
Chiara era rimasta seduta, mi aveva guardato un po’ stupita
e poi con la sua voce perennemente dolce aveva detto:
«Ci vediamo domani?».
Non me l’aspettavo.
Non mi aspettavo lei..".
Lui vive in cima ad una collina, solitario, inviperito, malinconico e tremendamente introspettivo.
È il personaggio narrante, che compare con dei lampi durante la narrazione nelle prime tre parti del libro. La quarta e ultima parte è un completo monologo che lancia la chiusa del romanzo.
In lui è racchiusa l’ultima distanza trattata, quella profonda dell’animo, quella del “avrei voluto dire, avrei voluto fare” la distanza più comune e terribile; quella che ci spezza in due e impedisce di conoscerci e di vivere come realmente vorremmo.
Il pittore è il personaggio più positivo del libro, nonostante il suo mantello solitario e malinconico.
Il suo attaccamento alla vita, la sua capacità di sorprendersi sarà la chiave fondamentale sia del suo percorso che della chiusura del romanzo