"Primo piano sul volto di Mara.
I capelli neri, lunghi e lucenti le sfiorano le spalle nude e
bianche..".
Attrice famosa, donna madre, vive a Parigi, suo figlio è Francesco, disperso a Torino fin da quando era bambino. Con lui si sente, si scrivono ma si vedono rare volte.
Ed ecco la distanza, quella fisica, quello dello spazio, la stessa dell’assenza nei momenti importanti dei cambiamenti della vita. Quella che porta i rimpianti, lo smarrimento quando poi ci si ritrova e ci si accorge di non aver vissuto pienamente la propria vita e quella delle persone più care, come appunto il proprio figlio.
Il personaggio di Mara è un paradosso, perché “nonostante la distanza che li divideva, nonostante si vedessero poche volte l’anno, nonostante tutto lei sapeva molte cose di suo figlio che tante altre madri non sanno dei loro.”, terribilmente vero; a sottolineare l’importanza non della vicinanza fisica quanto di quella più introspettiva e intima. Quella della comprensione e dell’apertura, dell’abilità di saper accettare e consigliare nel modo appropriato.
Il regista di Mara,Gabriele Capitini è l'unico personaggio realmente esistente della mia vita nel libro. Un saluto al Mago.